• Roma Caput Vini

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Associazione Produttori Vino DOC Roma

L'Associazione

Una denominazione che porta il nome della Città Eterna e che segue un rigido disciplinare con l’imbottigliamento consentito solo in provincia di Roma; 17 aziende socie e 235 ettari rivendicati nel 2017.

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La Doc Roma

La notorietà e il fascino della Città Eterna, ma soprattutto la tradizione millenaria dell’enologia del Lazio trovano nella Doc Roma la perfetta sintesi. E’ infatti il vino che si candida a diventare ambasciatore delle viticoltura regionale.

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Il territorio

L’area di produzione della Doc Roma ricade nella parte centrale del Lazio e comprende i territori litoranei, la Sabina romana, i Colli Albani, i Colli Prenestini e parte della Campagna romana, in provincia di Roma.

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Le etichette della DOC Roma

Le etichette della DOC Roma
Cantina Bacco

Roma DOP Bellone

Roma DOP Malvasia puntinata
Poggio le Volpi

Roma DOC Rosso

Roma DOC Rosso ed. limitata
Fontana Candida

Roma DOC Bianco

Roma DOC Rosso
Cantine San Marco

Roma DOC Bianco Romae

Roma DOC Rosso Romae
Fontana di Papa - Vini d'Italia

Roma DOC Bianco

Roma DOC Rosso
Cantina Villafranca

Roma DOC Bianco

Roma DOC Rosso Riserva
Cantine Volpetti

Roma DOC Bianco

Roma DOC Rosso
Gotto d'Oro

Roma DOC Bianco

Roma DOC Rosso
Casa Divina Provvidenza



Roma DOP Bianco
Terre dei Pallavicini



Roma DOC Malvasia puntinata

I Vitigni

I Vitigni

Roma Caput Vini

E’ ormai uso comune ricercare le origini della propria cultura vitivinicola in un passato quanto più remoto possibile. Una sorta di corsa indietro nel tempo che ha, come comune denominatore, il desiderio di mostrare che in quel determinato territorio il vino ha una storia antica, padri nobili, un percorso di secoli. Ed ecco che affiorano documenti del Cinquecento, testimonianze del Seicento, immagini del Settecento. E’ inutile dire che la liaison tra Roma e il vino ha radici molto più profonde. Proviamo a ripercorrere la tappe di questa storia in 10 passaggi.

1. Bacco, il nostro primo winelover

Mosaici, quadri, sculture…Bacco è una figura che vanta migliaia di rappresentazioni. Il suo culto risale al II secolo a.C., ventitré secoli di passione per il vino.

2. Gli Etruschi
i nostri enologi

E’ il II secolo a.C. quando i Romani iniziano ad apprendere dagli Etruschi le basi delle tecniche vitivinicole. Dai Re dell’Urbe ai giorni nostri, oltre 2000 anni di esperienza.

3. Thermopolia, i nostri primi Winebar

Nella Roma antica era usuale consumare il vino nei locali pubblici.
Si chiamavano Thermopolia e sono, a tutti gli effetti, i nostri primi winebar.

4. Porto di Ostia, parte l'export del vino

Ma i vini di Roma erano apprezzati anche fuori dai confini dell’Urbe. E Ostia, con il suo porto, rappresentava il punto di partenza per quello che è stato uno dei primi esempi di wine-export.

5. A morte
i tagliatori di viti!

Spesso, ai giorni nostri, si criticano gli agricoltori che estirpano i vigneti. L’Imperatore Teodosio (IV secolo d.C.) aveva un atteggiamento decisamente più drastico: pena di morte per chi tagliava le viti.

6. Sancta
Vinorum

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, furono monasteri e abbazie a offrire un fondamentale contributo alla conservazione e al miglioramento del patrimonio vitivinicolo dell’area romana.

7. Tra sacro
e profano

Lo Stato Pontificio attribuì una grande importanza al settore vitivinicolo. Fondamentale l’aspetto squisitamente liturgico del prodotto ma certo non sfuggiva il rilievo economico e commerciale.

8. Ius Vini, una vigna come endorsement

Talmente importante, il vino, che negli statuti della città veniva stabilito che un forestiero non poteva usufruire del diritto di cittadinanza se non possedeva una casa entro le mura dell’Urbe e una vigna nel raggio di tre miglia.

9. L'Accademia dei Vignaioli

Al 1692 risale la fondazione di un’Accademia dei Vignaioli. Un escamotage per dare ordine alle decine di corporazioni legate al vino. All’epoca risulta che l’estensione dei vigneti intorno a Roma sfiorasse i 9.000 ettari.

10. L'Università dei mercanti di vino

Fu Pio IX, nel 1854, a porre ordine nella pletora di corporazioni che orbitavano intoro al mondo del vino nella Città Eterna; lo fece creando il Collegium Vinariorum Urbis, il cui stemma, un sole che illumina una vite con la scritta “vinea nostra floruit”, é conservato ancora oggi nel cortile della Chiesa di Santa Maria in Trivio.